La storia di Ipazia ad Alessandria: la grande filosofa della città
Ipazia è la studiosa più conosciuta della storia di Alessandria e una delle poche donne del mondo antico ricordate per la loro mente più che per il loro rango. Matematica, astronoma e filosofa, insegnò in città tra la fine del IV e l'inizio del V secolo d.C., quando Alessandria era ancora uno dei grandi centri intellettuali del Mediterraneo. La sua vicenda è stata raccontata in libri, opere teatrali e film, ma i fatti documentati sono più interessanti di gran parte dei miti.
Chi era Ipazia di Alessandria?
Ipazia nacque ad Alessandria, con ogni probabilità tra il 350 e il 370 d.C., anche se l'anno esatto è dibattuto. Suo padre, Teone, era un matematico stimato, collegato dalle fonti tarde al Museion, l'istituzione di studio accanto alla Grande Biblioteca, e curò un'edizione degli Elementi di Euclide. Diede alla figlia una formazione rigorosa in matematica e astronomia, e lei presto lo eguagliò e poi lo superò. Autori successivi le attribuiscono commenti a Tolomeo, Diofanto e Apollonio di Perga, ma nessuna delle sue opere è giunta a noi integra.
Che cosa insegnava Ipazia?
Ipazia insegnava filosofia neoplatonica, una tradizione che univa il pensiero di Platone alla matematica e al ragionamento rigoroso. Da tutto il Mediterraneo orientale gli studenti arrivavano per ascoltarla, tra loro Sinesio di Cirene, poi vescovo, le cui lettere restano la prova migliore della stima di cui godeva. Le chiese consiglio su strumenti scientifici, tra cui un idroscopio, segno di una fama legata alla scienza pratica oltre che alla teoria. Gli autori antichi la descrivono mentre tiene lezioni in pubblico, con il mantello dei filosofi, e consiglia i governanti della città, cose rare per una donna del suo tempo.
Alessandria ai tempi di Ipazia
La città che conosceva era tesa. Alessandria era ormai in gran parte cristiana, il grande tempio di Serapide, il Serapeo, era stato distrutto nel 391, e la rivalità tra il prefetto romano Oreste e il patriarca Cirillo teneva la vita pubblica sul filo. Ipazia, neoplatonica con allievi sia pagani sia cristiani, era una consigliera fidata di Oreste. La sua influenza e la sua indipendenza la resero un bersaglio in uno scontro politico prima ancora che religioso.
Come morì Ipazia?
Nel marzo del 415 d.C. una folla di fanatici cristiani, guidata secondo lo storico Socrate Scolastico da un lettore di chiesa di nome Pietro, fermò il suo carro mentre attraversava la città. Fu trascinata nel Cesareo, un antico tempio trasformato in chiesa, uccisa con cocci o tegole, e il suo corpo fu bruciato. Se Cirillo abbia dato l'ordine non è noto, e gli storici restano divisi. L'omicidio viene spesso indicato come la fine degli studi classici ad Alessandria, ma il declino fu più lento.
Mito e realtà
I racconti popolari dicono che Ipazia morì difendendo la Grande Biblioteca e che la sua morte pose fine alla scienza antica. Nessuna delle due affermazioni regge. Le raccolte principali della Biblioteca si erano ridotte molto prima del 415, per incuria e danni accumulati nei secoli, e gli studiosi continuarono a lavorare in città anche dopo. Quello che la sua morte mostra è quanto diventi fragile la libertà intellettuale quando la politica si fa violenta. Dall'Illuminismo in poi molti pensatori ne hanno fatto un simbolo della ragione, e il film Agora, del 2009, ha portato la sua storia a un pubblico vasto, prendendosi però diverse libertà rispetto ai fatti.
Dove ritrovare la storia di Ipazia ad Alessandria
Anfiteatro romano di Kom El Dikka
Non è stata trovata alcuna tomba né casa di Ipazia, e il Cesareo in cui morì è scomparso da tempo. Il posto migliore per immaginare l'insegnamento nella sua città è Kom El Dikka, dove gli scavi hanno riportato alla luce un piccolo teatro romano accanto a file di aule di lezione tardoromane risalenti al V e VI secolo, poco dopo la sua morte. Non provano che abbia insegnato qui, ma mostrano come era organizzata l'istruzione superiore ad Alessandria.
Bibliotheca Alexandrina, Museo Greco Romano e Colonna di Pompeo
La Bibliotheca Alexandrina, inaugurata nel 2002, rende omaggio all'antica Grande Biblioteca e ne racconta la storia con mostre e collezioni di manoscritti. Il Museo Greco Romano, fondato nel 1892, conserva statue, monete e oggetti quotidiani della città all'epoca di Ipazia. La Colonna di Pompeo si erge sopra i resti del Serapeo, la cui distruzione nel 391 segnò la sua epoca, e la vastità dell'antica collina del tempio è ancora visibile.
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